Cos'è un terremoto? - Commerciale TES

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Cos’è un terremoto?

Il territorio nazionale italiano è diviso in 4 zone di sismicità secondo un provvedimento legislativo del 2003. Come si nota dall’immagine, le zone più a rischio sono il Centro e Sud Italia e il Friuli Venezia Giulia che si prolunga poi sulla fascia pedemontana del Veneto.

 

Ma cos’è un terremoto?

Avvertito come una vibrazione del terreno, è il risultato dello slittamento delle placche tettoniche che si trovano nel sottosuolo, che così facendo rilasciano l’energia potenziale che hanno con il tempo immagazzinato muovendosi le une contro le altre, rallentate dall’attrito che si crea. Con il tempo però le rocce del sottosuolo non riescono più a sopportarlo e si spezzano, provocando uno spostamento improvviso, che è appunto il terremoto. 

 

 

Il terremoto, generato dalla rottura dello strato roccioso del sottosuolo, genera una vibrazione in superficie. Quella vibrazione è il risultato del passaggio delle onde sismiche, effetto simile a quando si lancia un sasso nell’acqua e si generano le onde attorno.

Il terremoto ha quindi un centro, che in superficie è chiamato epicentro, mentre il punto esatto del sottosuolo in cui è avvenuta la rottura dello strato roccioso è chiamato ipocentro.

L’ipocentro è situato lungo la linea di spostamento delle placche, chiamata faglia.

Le onde sismiche generate dal terremoto però non sono tutte uguali e se ne individuano di tre tipi: onde di compressione (P), onde di taglio (S) e onde superficiali (R e L). Le prime generano deformazioni del terreno e sono le prime a essere rilevate dai sismografi) perché sono le più veloci. Le seconde sono lente e si propagano solo nei solidi e non provocano mutamenti del terreno. Le ultime invece sono le più pericolose e sono il risultato della combinazione delle prime due.

I terremoti non sono tutti uguali, ma vengono classificati in base alla potenza liberata.

Fattori che modificano l’energia di un sisma sono infatti la conformazione del sottosuolo, dal tipo di sollecitazione (tensione interna) e dal tipo di faglia.

 

Gli strumenti utilizzati per la rilevazione dei terremoti e la loro intensità sono chiamati sismometri che effettuano solo la misura, mentre i sismografi effettuano anche una registrazione.

Rilevano la variazione nel tempo dello spostamento tellurico tenendo conto della velocità e dell’accelerazione del suolo e producono un sismogramma dove vengono tracciate le rilevazioni.

Ovviamente sono tarati in modo da essere sensibili solo agli eventi sismici, quindi particolarmente forti, e non a vibrazioni di altra natura.

In Italia la stazione di rilevamento più importante è situata presso l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia con sede a Roma.

La magnitudo di un terremoto è spesso indicata in un valore che si inserisce nella scala Richter che stima quindi l’energia liberata dal terremoto. È bene precisare che all’aumentare della magnitudo, l’energia del terremoto non è proporzionale all’aumento, ma è logaritmica, quindi non va moltiplicata, ma elevate alla 3/2.

Per fare un esempio, un terremoto di grado 8 non è il doppio di uno di grado 4, ma è un milione più potente.

 

 

Principalmente per valutare la forza e i danni di un terremoto si usano due scale.

Quella che definisce la forza, detta magnitudo è la scala Richter che va dal grado 0 al grado 10.

Diversa invece è la scala Mercalli che valuta la quantità di danni provocati da un terremoto. Quest’ultima non richiede strumenti per essere calcolata perché i valori che assume (in numeri romani) e che vanno da I a XII sono attribuiti su base descrittiva in base agli effetti provocati sul territorio. Importante sottolineare che non è scontato che le due scale dipendano l’una dall’altra e che crescano proporzionalmente. Per fare un esempio pratico paradossale, ma abbastanza esplicativo, un terremoto di grado 8 sulla scala Richter che avviene in mezzo al deserto può essere valutato come II sulla scala Mercalli.

Per stare invece su esempi più verosimili, l’uomo può intervenire solo sul valore della scala Mercalli riducendo al minimo possibile il suo valore, costruendo e adeguando gli edifici con criteri antisisismici.

 

È stato detto che la scala Richter indica l’energia rilasciata da un sisma quando questo avviene.

Ma si ha un’idea di cosa voglia dire tutta questa energia? Ricorriamo ad alcuni esempi per capire gli ordini di grandezza in gioco.

I terremoti fino a al grado 3 si paragonano da un minimo di qualche grammo di TNT fino a 477 kg di TNT e sono abbastanza frequenti in giro per il mondo. Oltre il grado 4 si va sull’ordine delle decine di tonnellate di TNT e già al 6 si arriva alla potenza di una bomba atomica (decine di migliaia di tonnellate di TNT) e di questo grado ne avvengono circa 120 all’anno nel mondo. Dal 7 in poi non ha più senso parlare di TNT, si trovano paragoni con impatti di meteoriti e persino con la bomba Zar (il più grande ordigno nucleare fatto esplodere dall’uomo). Il più alto valore mai registrato è 9.5 in Cile nel 1960. Dopo il 10 gli effetti sono quasi sconosciuti. Per curiosità, si è calcolato che il grado 13 corrisponderebbe all’energia del meteorite ritenuto colpevole dell’estinzione dei dinosauri.

 

Il terremoto si genera dallo slittamento di due placche tettoniche lungo una linea chiamata faglia, ma non tutte le faglie sono uguali.

Se ne individuano di tre tipi che poi si complessificano. I tre principali sono: faglia trascorrente, diretta e inversa. Fondamentale è il concetto di tetto e muro, dove tetto è la placca che si muove e il muro la placca sulla quale scorre il tetto.

Le prima è un tipo di faglia dove le placche scorrono parallelamente in direzioni opposte. Nella seconda invece le placche sono divergenti, quindi si allontanano. La terza invece si ha quando due placche che si stanno avvicinando. Mentre per il primo tipo, lo spostamento è orizzontale, per le altri due è verticale o comunque obliquo verso il basso o l’alto.

 

Il terremoto è un evento complesso, dannoso e peggio ancora: imprevedibile.

L’unico strumento a disposizione dell’uomo per limitare i danni è la prevenzione che si divide in due macro aree di studio che lavorano insieme: la classificazione sismica e la normativa antisismica.

Fino al 1974 in Italia i comuni venivano classificati come sismici e venivano presi provvedimenti solo dopo che l’evento fosse avvenuto. Poi le cose sono un po’ migliorate, dal 1981 al 1984 il 45% del territorio italiano è classificato e obbligato a costruire secondo criteri antisismici. Solo nel 2003 si arriverà attraverso l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 alla completa classificazione del territorio nazionale, in cui tutte le aree vengono definite a rischio sismico.